n. 2   aprile - giugno 2006
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Iniziata la Missione della Provincia PCM
Nablus ricorda ancora i Carmelitani

Per molti anni i Carmelitani sono stati assenti da Nablus, Palestina. In seguito a un tragico incidente il convento fu abbattuto per far posto ad una strada più ampia. Ma i Carmelitani sono ancora ben ricordati.

Il Carmelitano tedesco Rainer Fielenbach durante un viaggio in Terra Santa nell’ottobre del 2005 è andato a Nablus per raccogliere notizie dei Carmelitani che c’erano nel 1950.

Nablus è divenuta nota nel tempo per la sua industria dolciaria e per i suoi saponi. La casa carmelitana era adiacente a una fabbrica di sapone su una strada larga solo tre metri. La strada principale, molto più larga, finiva appena cominciava la nostra strada. Nel 1954, quando al ritorno da scuola morirono tre bambini, il sindaco parlò con il Patriarca Latino che esaminò la costruzione e diede il consenso per chiudere e abbattere il convento al fine di allargare la strada. Un falegname tedesco, carmelitano e ora servo di Dio Alois Ehrlich, visse a Nablus dal Natale 1929 fino al luglio del 1930. Vi andò per costruire i mobili per la sacrestia e i banchi per la Chiesa.

Fr. Rainer ha parlato con tre persone che si sono ricordate dei Carmelitani: un prete greco-cattolico, il proprietario della fabbrica di sapone, e il direttore di una biblioteca. Tutti e tre hanno parlato di "quanto la gente e i Carmelitani avevano vissuto bene insieme". Il complesso comprendeva una Chiesa e una scuola ed era situato al centro di Nablus, molto "popolare".

Il proprietario della fabbrica di sapone, adiacente al convento, era adolescente al tempo in cui i Carmelitani vivevano alla porta accanto. Ha ricordato che "vestivano come i francescani" e ha raccontato di quando la sua famiglia aiutò i padri a mettere in fuga i ladri entrati in convento. Ha parlato anche della generosità dei Carmelitani nell’aiutare tutti quelli che bussavano al convento perché avevano problemi di salute.

Per la presenza di Carmelitani americani della Provincia PCM durante i primi anni di presenza era conosciuto comunemente come "il convento americano" anziché "il convento carmelitano".

Dopo la guerra la gente che aveva avuto la casa distrutta andò a vivere nel convento. Verso la fine degli anni 1940 iniziarono le manovre per eliminare l’edificio. Il cardinale Tisserant, nella sua posizione di Segretario della Congregazione per la Chiesa Orientale, scrisse all’allora Priore General Kilian Lynch il 30 giugno 1949, comunicando la chiusura della casa e la necessità per i Carmelitani di accettare un’offerta migliore. Si informò presso il Patriarca Latino: questi avrebbe affittato la casa per 20 anni a basso costo e avrebbe trasferito la scuola parrocchiale a Rafidia, vicinissima a Nablus. Il cardinale suggerì al Generale di accettare l’offerta perché "sarebbe molto difficile trovare un cristiano che l’acquistasse".

In una lettera del 19 dicembre 1949, il cardinale Tisserant comunicando la nomina del nuovo Patriarca di Gerusalemme Fr Gori, francescano, chiese un periodo di tempo per valutare la situazione prima che l’intero complesso fosse ceduto, accordandosi sul prezzo d’acquisto di 10.000 dollari. In una successiva lettera del 21 marzo 1950, il cardinale scriveva al Procuratore Generale, Battista Blenke, comunicando la vendita della "Scuola di Nablus" al Patriarca Latino.

Così si concluse una lunga lotta per mantenere la presenza Carmelitana in Medio Oriente.

Nablus fu fondata a metà del terzo millennio a.C. A motivo della sua posizione geografica favorevole e dell’abbondanza di acqua, la città ha prosperato e si è trasformata in un centro strategico economico importante. Dopo diverse invasioni di varie popolazioni, nel 63 a.C. la città cadde nelle mani dei Romani. Nel 635 gli arabi musulmani assediarono la città e le diedero le sue caratteristiche arabe. Dal 1918 al 1948 la città fu colonia britannica. Dopo la cosiddetta nakba (sciagura) del 1948, la città è diventata territorio del Regno di Giordania. Fu occupata dagli israeliani nel 1967. Nel 1995 è passata all’Autorità Nazionale Palestinese.

Attualmente Nablus conta circa duecentomila persone.


(1) Copertina di un opuscolo per la città di Nablus: si vede la strada in cui sorgevano il convento, la Chiesa e la scuola Carmelitana. Le strade strette sono state sostituite da larghi viali dopo la morte di tre bambini mentre tornavano a casa da scuola.

(2) Un prete ortodosso greco che dalla sua infanzia si ricorda dei Carmelitani indica il punto dove sorgeva l’edificio.

(3) Nasce una nuova costruzione sul terreno che una volta era il convento carmelitano di Nablus, Palestina. È sempre viva la famiglia che possedeva la produzione di sapone. L’attuale proprietario, allora bambino, si ricorda che i Carmelitani aiutavano chiunque bussasse alla loro porta.


Restituito soprabito degli anni ‘20
Riscoperta una reliquia dimenticata di Tito Brandsma

Una reliquia a lungo dimenticata del Beato Tito Brandsma, il Carmelitano Olandese ucciso nel Campo di concentramento di Dachau nella II Guerra Mondiale, è stato donato al Titus Brandsma Museum di Bolsward, Paesi Bassi. La reliquia è un soprabito nero fatto negli anni ‘20 da un sarto di Bolsward, ove risiedeva il Beato Tito. Brandsma diede in prestito l’indumento a Johannes Castricum, novello prete secolare, nel 1937.

L’indumento sarà una particolarità della nuova mostra "Viaggi Divini" che espone i percorsi in tutto il mondo di Tito Brandsma. La mostra è stata aperta il giorno 8 aprile.

Brandsma aveva accompagnato Castricum su un treno per la Francia durante l’inverno degli anni 1937-38. Durante il viaggio Castricum non aveva un cappotto per proteggersi dal clima rigido e così Brandsma gli prestò il suo. È noto che i superiori di Brandsma non apprezzavano sempre i suoi molti gesti di generosità, particolarmente durante la crisi degli anni ‘30.

Al suo ritorno nei Paesi Bassi, dopo la guerra, Castricum apprese che Brandsma era morto. In sua memoria, ha conservato accuratamente il cappotto. Quando è morto nel 1990, lo ha donato alla sua governante e lei lo ha donato al museo.

Dato che Brandsma aveva una corporatura magra, doveva farsi fare apposta i vestiti. Una piccola modifica nel bavero del cappotto si riferisce al sarto cattolico Petrus A. Gerritsma il cui negozio è stato sulla via principale di Bolsward fino alla chiusura avvenuta intorno al 1930.

Il museo ora sta cercando un sostegno per il costo di restauro del cappotto. La parte esterna è in buone condizioni ma la parte interna necessita di alcune riparazioni.

Il Titus Brandsma Museum è stato inaugurato da Joseph Chalmers nel gennaio 2004. L’ingresso è libero ma si consiglia di fare una offerta. Il sito web del museo è: www.titusbrandsmamuseum.nl


 

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